A dorso d'asino in Salento
Scoprire la Puglia con lentezza
Sembra che il turismo stia andando in un’unica direzione: la riscoperta del piacere del viaggio. Quale miglior modo di viaggiare, allora, che andare a passo d’asino? Il viaggio lento per eccellenza, fatto per incontrare persone, luoghi, paesaggi, costellazioni di sapori. E qui i sapori sono quelli tipici salentini: pasticciotti, dolci alla crema, orecchiette e maritati, Negroamaro e Primitivo.
La vostra prossima vacanza è già bell’e organizzata. L’ha preparata per voi Movimento Lento, un’associazione che propone itinerari a piedi e in bicicletta in Italia e all’estero. Massima sicurezza lungo sentieri, piste e strade chiuse al traffico. Il viaggio dura 9 giorni (8 notti). La quota? 310 euro (guida e organizzazione), più altri 180 euro per dormire, mangiare (in autonomia, i pranzi sono al sacco) e spostarsi sul posto.
Qui si fa sul serio. Dalla splendida Lecce all’intensa Santa Maria di Leuca, tra gli ulivi e le scogliere del Salento, una terra in cui si mescolano cultura celtica, araba e greca. I percorsi sono pianeggianti. Gli asini portano il carico per voi… Allora, vi sentite viaggiatori lenti?
Da San Donato a Frassanito
Partenza dalla Corte Naturale, un’azienda agricola biologica ai piedi delle Terre Salentine, a San Donato di Lecce, da dove è possibile avviarsi su stradine e mulattiere per raggiungere subito l’entroterra salentino: uno scenario dove splendidi ulivi e una terra dal colore caratteristico dipingono un paesaggio verde e rosso. Unico segno dell’uomo, le masserie e i terreni coltivati. Incamminatevi tra pajare (costruzioni rurali usate come fienili e molto simili ai trulli, di epoca bizantina) e sentieri delimitati da muretti a secco. Questi primi 15 kilometri vi condurranno a Calimera, uno dei nove comuni in cui si parla ancora il griko, la lingua di origine greca parlata da queste parti e in cui potete riposarvi alla fine del primo giorno di viaggio. Non siamo ancora a ridosso del mare, ma a dirvi che vi state avvicinando è la macchia mediterranea, che comincia a fare la sua comparsa. Da Calimera a Frassanito (altri 15 kilometri), tra boschi, prati e agrumeti, il profumo del mare si fa via via più intenso, la terra da rossa comincia a tingersi del giallo della sabbia. Cosa fare questa sera? Che ne dite di una lezione di cucina salentina?
Verso Otranto sul Sentiero delle due Sorelle
Si cammina senza asini, lungo la costa, seguendo il percorso cha va da Frassanito a Torre dell’Orso. Che l’importante non sia raggiungere ma viaggiare per godersi il paesaggio ce lo ricorda il Sentiero delle due Sorelle (che prende il nome dai due faraglioni a poca distanza dalla spiaggia) è infatti un cammino di andata e ritorno (10 kilometri) che vi dà la possibilità di ammirare la vegetazione e le falesie a picco sul mare, tra scogliere e baie. Raggiunta quella di Torre dell’Orso, famosa per la sua sabbia d’argento, si torna indietro passando per la pineta, regno di silenzio e profumi. Della giornata ricorderete certamente la camminata scalza, occasione unica per sentirsi tutt’uno col paesaggio. Per finire in bellezza, cosa c’è di meglio di una bella cena in riva al mare (di pesce ovviamente)?
Da Frassanito, piena di piccole baie, anfratti e pinete, ci dirigiamo verso Otranto (13 kilometri) accompagnati dallo uno splendido mare della Baia dei Turchi, incontaminata insenatura che fa parte dell’Oasi protetta dei Laghi Alimini. Fermatevi per un tuffo (più volte magari…), prima di addentrarvi tra pineti e querceti per raggiungere la campagna dove pascola la capra Jonica. Siamo ancora vicinissimi al mare. Raggiungiamo Otranto passando attraverso la Baia del Mulino d’Acqua (praticamente una piscina naturale). Della meravigliosa Otranto, perla del Mediterraneo e anticamente il principale porto verso l’Oriente, attraversiamo il centro storico fino al campeggio Idusa, vicino al castello.
Estremo Est
Ai confini della penisola, accompagnati da asini… chi l’avrebbe mai detto? È proprio il posto in cui siete, il punto più a est d’Italia (all’orizzonte le montagne albanesi). Da Otranto ci muoviamo verso la Baia di Orte, una delle più belle della costa Salentina (con la sua pineta mediterranea e i suoi contrasti tra il verde della vegetazione e il rossiccio dell’acqua carica di bauxite), scendendo gradualmente seguendo la serie di pendii. Si prosegue attraverso un ambiente selvaggio su cui domina la Torre di Sant’Emiliano (la costruzione del XVI secolo tra Punta Palascia e Porto Badisco). E proprio a Porto Badisco (10 kilometri) troviamo la Grotta dei Cervi, il nostro campeggio.
Infine la tappa panoramica: da Porto Badisco a Santa Cesarea Terme, per un totale di 11 kilometri di bellezza e svago. Campagna, praterie, boschi: è l’alternanza che caratterizza questi territori, la tappa più avventurosa, suggestiva e selvaggia (nessuna traccia di abitazione). È un borgo il nostro punto di arrivo: Santa Cesarea Terme, con le sue rinomate terme e le sue splendide ville (tra cui Villa Sticchi, una delle più notevoli tracce moresche del Salento).
L’ultima giornata è scandita dal riposo. Si cammina, ma il percorso da Santa Cesarea Terme e Vignacastrisi (13 kilometri) è davvero molto rilassante. Si lascia il mare per un tuffo di altro genere, quello nel mondo contadino delle campagne salentine: casolari, oliveti e frutteti. Vignacastrisi è un piccolo borgo che custodisce intatta la sua autenticità. È qui che ci fermiamo, tra gli alberi e il riverbero della pietra leccese.
Nel cuore del Salento
Con questi ultimi due giorni di trekking ci allontaniamo definitivamente dal mare. Da Vignacastrisi a Santa Maria di Leuca, passando per Tricase, che si trova proprio a metà di questi ultimi 30 kilometri. Sabato 2 giugno Passiamo prima per Diso, poi per il piccolo paese di Andrano e poi ancora per Depressa, piccola perla sconosciuta, prima di arrivare alla Tricase vera e propria, la piccola cittadina sul Mar Ionio che custodisce la Quercia Vallonea più antica d’Europa, un monumento naturale proprio all’incrocio di quattro strade.
Ultima tappa, arriviamo a Santa Maria di Leuca, punto di incontro fra l’Adriatico e lo Ionio. Due le possibilità di percorrenza. Per chi vuole un percorso rilassante, c’è la strada campagnola sul modello delle tappe precedenti (qui si attraversa Castrignano del Capo e alcuni piccoli borghi). Per chi al mare non può proprio rinunciare c’è l’altra opzione, che permette di ammirare la Baia di Ponte Ciolo e altri intensi scorci naturali. Unico neo: bisogna camminare sull’asfalto, lungo la statale 173, che unisce Otranto a Leuca. Chiaro che a influenza la scelta è anche la stagione e la presenza turistiche di auto.