È vero, a Modena si mangia bene. Ma chi l’ha detto che ci sono soltanto piatti gustosi e vini prelibati? Vogliamo farvi un regalo. Farvi scoprire questo splendido territorio a cavallo tra l’Appennino e la pianura da un altro punto di vista. Quello di Matilde di Canossa, di San Pellegrino e dei molti pellegrini che durante il Medioevo hanno attraversato queste terre insieme a sovrani, mercanti e soldati. Perché questa è una terra che da sempre sa nutrire anche l’anima.
Siete pronti? Quello che vi proponiamo è un weekend di trekking su uno dei tre Sentieri della Luce, tre strade che camminano con voi raccontandovi storie dimenticate e che pure sembra di riconoscere. Ne abbiamo scelta una: si chiama Matilde, come una delle figure più suggestive e affascinanti del Medioevo, quella Matilde di Canossa cantata anche da Dante.
La lunghezza del percorso, interamente segnalato da cartelli molto chiari, è di quasi 25 chilometri. Ma non preoccupatevi: senza soste, che viaggio sarebbe? Il dislivello? 1.169 metri. Per questo, anche se è percorribile in bicicletta, noi vi consigliamo di farlo a piedi.
Come Arrivare
In auto. Percorrete l’autostrada A1 uscendo al casello Modena Nord. Da qui proseguite per Sassuolo sulla strada statale 486 verso Montefiorino, poi la strada provinciale 32.
In treno. Dalla stazione centrale di Modena, linea ferroviaria Modena-Sassuolo fino a Sassuolo, poi bus di linea extraurbana ATCM.
Il nostro weekend comincia a Cadignano, nel comune di Villa Minozzo. Punto di partenza, lo splendido Ponte di Cadignano, una struttura a schiena d’asino del diciassettesimo secolo che attraversa il Torrente Dolo. Un arco da fiaba. Seguite il torrente sul sentiero che lo costeggia, attraversando la vegetazione che ne delimita il corso. Dopo circa mezz’ora si incontra un incantevole bosco di faggi e querce.
A rendere più dolce la salita che inizia subito dopo, il rosso delle mille fragole di questo spiazzo, superato il quale una strada battuta vi conduce a Cerreto. Attraversate il borgo, il bivio per Romanoro è vicino: arriverete al paese in appena dieci minuti. Piccoli agglomerati compongono questa frazione di Frassinoro, che ospita una splendida abbazia. Visto che è ora di pranzo, potete fermarvi qui per assaggiare il Tuber Magnatum Pico, il tartufo biano, tipico di questa parte dell’Appennino. O magari quello uncinato o il nero liscio con selvaggina e formaggi. Dipende dal periodo. La terra ne è ricca, tanto che i contadini li portavano involontariamente su con l’aratura (fino a qualche tempo fa, senza neppure conoscerne il valore).
Va bene, ce la siamo presa molto comoda, ma ne è valsa la pena. Riprendiamo il nostro itinerario superando la pieve di Romanoro. Percorrete la via comunale fino alla fontana di Montale e proseguite verso il Fosso della Rovina. Più avanti una mulattiera tra le siepi vi conduce alla salita per Panigale, una minuscola frazione che si attraversa in un attimo.
Ad attendervi subito dopo è la Strada del Tracciolino, la via che la società elettrica costruì negli anni Venti. È il posto perfetto per ammirare la Valle del Dolo e la sua vegetazione. E anche la strada che, dopo quasi un’ora di cammino, vi condurrà al Lago di Gazzano, specchio d’acqua artificiale formato per lo sbarramento del Torrente Dolo. Al suo interno, tante carpe e trote. Da qui potete salire a Gazzano, delizioso borgo di artigiani e pastori tra Modena e Reggio Emilia, godibile in tutte le stagioni. Proprio lì accanto si trova il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, il posto ideale per passare la notte, magari in un B&B. Buon riposo!
Avete riposato? Bene, perché ci aspetta il tratto più lungo. Dall’assolato borgo di Gazzano dirigetevi in quello dei fabbricati colonici delle Pere Storte. In appena dieci minuti la strada battuta vi conduce al Rio di Mezzo. Si tratta dell’unico vero passaggio capace di creare difficoltà, dal momento che bisogna barcamenarsi tra i molti sassi. Tornati sulla carreggiata e attraversato il fosso, dopo una mezz’ora siete a Case Farioli. Da qui, Fontanaluccia è davvero molto vicina. Una volta arrivati, in questo paesino del tredicesimo secolo che si trova proprio al centro della Valle del Dolo, fermatevi a contemplare l’incantevole scenario di montagne che si specchiano nell’acqua della diga. Il paese è rinomato per la sua Sagra della Castagna (la varietà è chiamata Tosca).
Oltrepassate la chiesa e dirigetevi tra gli splendidi prati verso i boschi di castagni. È qui che potete scoprire il metato, una costruzione tipica della zona, usata per essiccare le castagne che venivano e vengono raccolte nei terrazzamenti. Un corto sentiero si aggancia a una ripida mulattiera che vi porta nei pressi del Monte Roncadello, il monte dei faggi. Il paese omonimo è proprio accanto al Parco del Frignano. L’itinerario prosegue per il rifugio Prati Fiorentini e, attraverso la mulattiera in salita, fino alla chiesetta di San Geminiano. Tenete la destra e con mezz’ora siete al Passo delle Radici. Affamati vero? Avete ragione, siete nel punto più alto di tutto il percorso, a 1529 metri. E se non bastasse l’altezza, sarebbe il paesaggio a mettere appetito. Il più è fatto e qui potete davvero rilassarvi. La cucina è sostanziosa, semplice e genuina: necci con la ricotta, torta di farro, tortelli alle ortiche, castagnaccio con sfogliatine e formaggi … Ci siamo, no?
Ultima tappa del nostro percorso. Destinazione San Pellegrino. Un’ora di cammino, pochi chilometri sul sentiero, con lo splendido panorama delle valli toscane e siamo arrivati. Il piccolo borgo è in provincia di Lucca e il suo santuario è una dei più antichi d’Italia, che accoglie appunto il corpo di San Pellegrino. Siamo alla meta del cammino dei pellegrini, ma anche del nostro. Terra di passaggio tra Toscana ed Emilia. Bisogna proprio andare via?