Il cuore dolce delle Marche
Le città del Miele
Emme come Marche, ma dal 2002 anche emme come miele nelle Marche. Sono infatti passati circa dieci anni da quando l’Associazione Nazionale Città del Miele ha mosso i suoi primi passi a tutela delle numerose produzioni di miele presenti in Italia, e sono sempre circa dieci anni che, per lo stesso identico motivo, le Marche hanno acquisito, ultimo in ordine di tempo, anche il grado di “regione del miele”.
Un progetto, quello della Città del Miele, che si occupa di salvaguardare le risorse ambientali ma anche culturali legate ai territori con vocazione all’apicoltura, che in Italia vanta oltre 30 le varietà di monoflora regolarmente classificate.
Il week end che proponiamo questa settimana si sviluppa proprio nel cuore dell’entroterra marchigiano, attraverso tre diverse provincie, compreso tra la dorsale appenninica ed il litorale adriatico, che lì trova la sua massima esaltazione nel segmento del Conero. Un itinerario lungo più di 150 chilometri e che tocca alcuni dei borghi più suggestivi della regione, a cavallo tra storia, tradizioni e tanto altro ancora.
Belforte all’Isoauro, un borgo medievale al sapore di miele
Partenza il sabato mattina da Belforte all’Isoauro, piccolo borgo medievale di appena 740 abitanti arroccato sul lato sinistro di quello che un tempo veniva identificato come fiume Isoauro e che oggi, da tutti, è conosciuto con il nome di fiume Foglia. Un piccolo giro nel centro storico, dove emergono ancora nitide alcune significative testimonianze delle antiche origini del paese, prima di approfondire la sua profonda “cultura del miele”.
Per dare un’idea dell’importanza che il miele ha a Belforte all’Isoauro, ogni anno, ad inizio ottobre, qui si svolge una rinomata Festa del Miele, giunta ormai alla venticinquesima edizione e che abbina al suo interno gran parte dei prodotti alimentari tipici della zona, richiamando sempre tantissimi forestieri, tra cui anche specializzati addetti ai lavori provenienti da tutta l’Italia Centrale.
La tradizione di San Giorgio di Pesaro
Sabato da trascorrere interamente tra i confini della provincia di Pesaro e Urbino, e allora ecco che dopo Belforte all’Isoauro la seconda tappa di giornata è il piccolo comune di San Giorgio di Pesaro.
San Giorgio di Pesaro è immerso tra verdi colline rigogliose ricche di coltivazioni, con la catena appenninica e la suggestiva Gola del Furlo a fargli da cornice in lontananza. Il centro storico presenta numerosi siti d’interesse e merita sicuramente una visita approfondita. Partiamo col dire che San Giorgio conserva ancora i resti delle antiche mura medievali un tempo a difesa del nucleo principale della città, ma nei suoi confini geografici ed amministrativi sono presenti anche edifici religiosi di notevole bellezza. Prime fra tutte la Chiesa del Convento di San Pasquale Baylon e quella del Santuario di San Giuseppe, un luogo dalla forte spiritualità collocato in località Spicello, ma anche la Chiesa di San Giorgio e le piccola chiesetta del SS. Crocifisso in pieno centro storico. Disseminate per San Giorgio di Pesaro ci sono inoltre anche numerose opere scultoree, tra le quali la moderna statua de “Il Drago” e quella di “San Giorgio a cavallo”.
Storia, arte e cultura, ma anche e naturalmente importanti tradizioni culinarie legate innanzitutto al miele. Anche San Giorgio di Pesaro infatti, così come Belforte all’Isoauro, è stata inserita a pieno merito tra le Città del Miele della regione Marche, considerata l’importanza che il dolcissimo nettare prodotto dalle api ha da sempre per la comunità locale.
Testimonianza esplicita di questo si può trovare, ancor prima che nelle fiere che si organizzano ogni anno, tra le sale del MuSA, il Museo Storico Ambientale, dove ciascun visitatore grazie ad appositi pannelli didattici può approfondire la conoscenza delle origini, degli strumenti e delle tecniche tramandate di generazione in generazione legate all’apicoltura. Dopodiché non resta che vivere la singolare esperienza di esplorare un gigantesco favo, il logo dove le api svolgono meticolosamente ogni giorno il loro lavoro.
Ostra, la capitale del miele marchigiano
Riserviamo per la domenica mattina il tragitto più corto, nonostante di fatto si tratta anche del primo sconfinamento da una provincia all’altra. Lasciamo infatti la zona di Pesaro ed Urbino per entrare in quella di Ancona, e più esattamente per concederci un’intera mattinata in un piccolo borgo dal fascino davvero incontaminato: Ostra.
Ostra, 6800 abitanti in tutto, si trova a nemmeno 15 chilometri di distanza dalla rinomata località di mare di Senigallia, una delle spiagge più frequentate di tutto il litorale marchigiano. Ciò nonostante, avvolta tra le sue antiche mura trecentesche, Ostra conserva intatto il suo profilo di antico borgo medievale, fatto di storia, arte e spiccate tradizioni. Girando per il centro della città è impossibile non sostare a Piazza dei Martiri, il cuore pulsante di Ostra, dove affacciano lo splendido Teatro della Vittoria, forse il monumento di maggior spessore artistico, ed il settecentesco Palazzo Comunale, ma anche la Torre Civica e la Chiesa di San Francesco. In tema di edifici religiosi però meritano una visita sicuramente anche la Basilica Collegiata di Santa Croce, situata nella parte bassa della città, ed il Santuario della Madonna della Rosa, diventato negli anni un vero e proprio luogo di culto per la miracolosa edicola dedicata alla Madonna e custodita al suo interno.
La tradizione culinaria del posto è altrettanto ricca e degna di nota. Ostra infatti oltre a far parte dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio è, come è detto, entrata anche a pieno diritto nell’elenco dell’Associazione Nazionale Città del Miele. Un riconoscimento che calza a pennello al piccolo comune anconetano, considerato da molti la città delle api per eccellenza, la vera capitale del miele marchigiano. Merito dell’altissima qualità dei prodotti realizzati dai apicoltori della zona ed acquistabili direttamente sul posto, ma merito anche dei seminari d’approfondimento delle tematiche legate al miele e all’apicoltura che ogni anno vi si svolgono, come ad esempio il famoso corso sull’Apicoltura e la Degustazione del Miele.
Matelica, tra miele e matti
Lasciata Ostra lasciamo anche la provincia di Ancona, per approdare al capolinea di questo nostro itinerario tra le Città del Miele: Matelica.
Matelica è un comune di oltre 10.000 abitanti nella provincia di Macerata, un vero e proprio scrigno di storia, arte, immancabili tradizioni ed inaspettate curiosità. Conservate all’interno dei suoi confini troviamo chiese di innegabile bellezza, come la Chiesa di San Francesco, la Chiesa della Beata Mattia e quella Del Suffragio, edifici dalla forte valenza storica, come il Palazzo Comunale, e musei dal notevole patrimonio culturale, ed il pensiero in questo caso non può non andare al Museo Piersanti tra i più belli in assoluto della regione. Ma Matelica è anche la città dell’omonimo e famoso Globo di Matelica, primordiale orologio solare, scoperto nel 1985, che consiste in una sfera di marmo bianco cristallino costruito dagli antichi greci proprio nella città di Matelica.
Quella che non tutti conoscono però è la storia che vorrebbe Matelica anche come la città dei matti. Una diceria che prende origine da un’usanza del posto, secondo la quale chiunque concluda, a piedi, sette giri intorno alla fontana di piazza Enrico Mattei viene premiato con la Patente da mattu.
La Matelica a tavola invece è quella delle tagliatelle fatte in casa e della panzanella ma anche, e soprattutto quella del prelibatissimo miele. Qui ogni cosa viene puntualmente abbinata con il miele, dal Melitites Naturalis Historia, variabile del famoso Verdicchio doc di Matelica al gusto del miele, alla grappa al miele, passando per cioccolatini al miele (i “Cuore di Dolcezza”) ed alcuni tipi di frutta secca. Una tradizione tramandata di famiglia in famiglia e diventata negli anni una vera e propria disciplina diffusissima tra gli abitanti del posto e non solo, tanto che a Matelica si tengono annualmente anche dei veri e propri corsi per diventare apicoltori.