Un week end ad alta quota quello proposto questa settimana, a pieno contatto con natura, arte e religione. Siamo in Abruzzo, da sempre terra dalle forti tradizioni e dalla sviluppatisima realtà provinciale. Un itinerario di due giorni che prende forma nel cuore della dorsale appenninica, e più esattamente nello scenario della Comunità montana dell’Alto Sangro e dell’altopiano delle Cinque Miglia.
Come Arrivare
Rivisondoli: Per arrivare a Rivisondoli bisogna percorrere la A25 ed uscire a Pratola Peligna-Sulmona, a quel punto imboccare la SS17 e percorerrla fino all’incrocio con la SR84 Frentana, svoltare a sinistra e seguire le indicazioni per Rivisondoli.
Pescocostanzo: Da Rivisondoli, o si riprende la SR84 seguendo le indicazioni per Pescocostanzo, oppure, ancor più breve, si prende internamente la provinciale Via San Vito che porta dritta al centro del paese.
Castel di Sangro: Una volta lasciato Pescocostanzo, riprendere la SR84 Frentana fino all’imbocco della SS17, dopodichè proseguire sulla SS17 per circa 13 Km prima di arrivare al bivio con la strada provinciale Contrada Piana Santa Liberata e seguire le indicazioni per Castel di Sangro.
Ateleta: Uscire da Castel di Sangro e prendere per 1,5 Km la SP88 fino allo svincolo con la SS652, a quel punto proseguire per oltre 10 Km in direzione Ateleta fino all’uscita della Via Sangrina.
Itinerario Sintetico
Primo giorno
Mattina: La Vergine miracolosa di Rivisondoli
Pomeriggio: Pescocostanzo, la città degli artigiani
Si comincia sabato mattina con la visita di Rivisondoli, minuscolo comune in provincia de L’Aquila rinomato soprattutto per la stazione sciistica di Monte Pratello che, insieme agli impianti del comune di Roccaraso, compone uno dei più importanti comprensori del centro Italia.
Il nostro tour tra i luoghi d’interesse spirituale inizia dalla Chiesa di Sant’Anna, adiacente al Palazzo Baronale, e prosegue con la settecentesca Chiesa del Suffragio, breve sosta nel centro storico di Rivisondoli, su cui affacciano splendidi edifici in stile architettonico tipico del settecento, prima di dirigersi in prossimità della gola della Portella per visitare l’omonimo santuario. Il Santuario della Madonna della Portella è un vero e proprio luogo di culto per gran parte della popolazione locale. La leggenda vuole infatti che nel XIII secolo esattamente in quel punto, durante un trasporto, un’effigie miracolosa rappresentante la Vergine divenne così pesante da non poter essere più rimossa, costringendo così i presenti ad edificare un santuario per custodirla.
Nel primo pomeriggio rotta verso il paese di Pescocostanzo, letteralmente immerso nei verdi pascoli della Comunità montana dell’Alto Sangro. Il suo centro storico presenta testimonianze di epoca rinascimentale e barocca, ma ad incidere sul turismo locale, oltre all’attività sciistica nel periodo invernale, è soprattutto la forte tradizione artigianale. Pescocostanzo infatti è rinomata per le lavorazioni del merletto a tombolo, della filigrana e del ferro battuto, e sarà impossibile resistere alla tentazione di fermarsi a fare compere in uno dei tanti negozietti che incontreremo strada facendo.
Nel paese i luoghi religiosi da visitare non mancano, come la chiesa di Santa Maria delle Grazie, quella di Sant’Antonio Abate e la Basilica di Santa Maria del Colle, nella quale vengono ancora celebrati battesimi secondo il rito ambrosiano, importato dalla comunità di artigiani lombardi trasferitasi a Pescocostanzo tra il XV ed il XVII secolo. Per far si però che il nostro itinerario spirituale sia davvero completo, non possiamo perderci, prima che scenda la sera, una visita all’eremo di San Michele Arcangelo. L’unico inconveniente sarà quello di dovere riprendere la macchina, per percorrere poco più di 3 Km sulla via provinciale che porta a Sulmona ed arrivare fino alle falde del Monte Pizzalto. Ma una volta arrivati, con la luce soffusa del sole ormai prossimo a tramontare, sarà possibile apprezzare ancor di più la particolarità di questa grotta-eremo, la cui interna struttura rocciosa crea un netto contrasto con i fini intarsi realizzati con la bianca pietra.
La domenica mattina si parte alla volta di Castel di Sangro, capoluogo con i suoi 6.800 abitanti della Comunità montana dell’Alto Sangro e dell’altopiano delle Cinque Miglia, oltre che la terza tappa del nostro itinerario. Da sempre terra di passaggio, nell’800 Castel di Sangro rappresentava il punto di transito obbligatorio dal Molise all’Abruzzo, tanto da meritarsi anche l’appellativo di “Porta d’Abruzzo”.
Tra i monumenti di maggiore interesse sicuramente il complesso della mura Ciclopiche e dei resti del Castello dei Di Sangro, che sovrastano il centro abitato dall’alto del Colle di San Giovanni. Ma niente paura, per continuare il nostro itinerario della spirituralità non saranno necessarie lunghe scarpinate in montagna. Si trovano infatti tutte in città le chiese più importanti, a partire da quella di S. Nicola ed arrivando fino alla Basilica di S. Maria Assunta, che conserva ancora oggi colonnati e pregevoli opere artistiche appartenenti alla precedente chiesa lì edificata nel 1400.
Vale la pena invece fare un salto nel primo pomeriggio alla frazione di Roccacinquemiglia, distante appena 5,5 Km da Castel di Sangro. A Roccacinquemiglia si trovano i resti del Convento di Santa Maria, edificato nel 703 d.c. sulle rovine di un tempio dedicato ad Ercole, Ma soprattutto la Chiesa di San Rocco, che custodisce al suo interno la statua del santo che nel 1838 salvò con un miracolo l’intero paese dal colera.
Capolinea del nostro itinerario, la domenica pomeriggio, è il paese di Ateleta. Il comune più a sud tra tutti quella della provincia de L’Aquila, praticamente a ridosso del fiume Sangro. Ateleta durante la seconda guerra mondiale si trovava proprio a cavallo della Linea Gustav, che divideva l’Italia ancora in mano ai tedeschi da quella liberata dagli Alleati, per questo motivo, durante il conflitto, il 90% della città fu praticamente distrutta.
Anche il nostro giro ad Ateleta non può che focalizzarsi nel centro storico, attraversando prima il quartiere artigianale a ridosso di piazza Duca degli Abruzzi, risalendo poi la lunga scalinata di Via Roma che porta fino a piazza Carolina, ed arrivado infine alla chiesa patronale di San Gioacchino. Prima di risalire in macchina, rincamminandoci sulla strada che porta a casa, sarebbe un peccato non regalarci una prospettiva privilegiata del Monte Secine, dominatore assoluto della vallata sottostante e dove la folta vegetazione presente regala, specie in periodo autunnale, una paesaggio davvero suggestivo.